ottobre 14, 2011 Bhakti Tirtha Swami
Chi è più tollerante del Signore e dei Suoi devoti?
Mio caro Signore Syama, ieri non trovavo felicità né sicurezza in niente. Urlando il Tuo Nome mi lamentavo in agonia, chiedendomi perché mai mi stavi facendo soffrire così tanto. Ho letto di come Tu così misericordiosamente proteggi i Tuoi devoti. C’erano così tanti esempi di come hai distribuito su di loro la Tua misericordia senza causa. Mi sono sentito completamente messo da parte e abbandonato. Forse queste storie non sono vere; forse sono solo per qualche élite. Mi tormentavo chiedendomi perché mai Tu avessi scelto di escludermi dalla Tua misericordia. Ieri ho esaminato tutte le caratteristiche che bisognerebbe soddisfare per diventare cari a Te.

Ho studiato attentamente la lista, sentendo in cuor mio di aver adempiuto alla mia parte. Disperato mi lamentavo chiedendomi perché mai Tu mi avessi imbrogliato non tenendo fede alla tua parte del contratto. Ho compiuto tutti quegli atti propizi che permettono di sviluppare l’amore per Dio. Ne avevo sentito parlare spesso e li avevo anch’io predicati agli altri; cominciavo comunque a pensare che stavo imbrogliando me stesso. Dove sono i puri devoti, totalmente abbandonati e investiti del Tuo potere? Disperato mi lamentavo: perché mai devo predicare a riguardo di qualcosa che non ho, e in cui non credo? Mi sono guardato intorno, sul campo di battaglia, alla ricerca di quei devoti che prima frequentavo nel mio sevizio a Te. Alcuni si erano ritirati, altri erano gravemente feriti, ed altri ancora erano feriti ma ignari del loro stato. C’era perfino qualcuno che incoraggiava gli altri ad abbandonare il campo con loro.
Disperato mi lamentavo per la mia posizione, che mi impediva di salvare i miei compagni o di mantenerli attivi nella battaglia. Come posso dunque pretendere che Tu faccia la stessa cosa per me? Mio caro Signore Syama, ieri ho meditato sul fatto che Tu sei il più grande goditore, ma che i Tuoi devoti spesso soffrono più di chiunque altro. Ho pensato: a che serve abbandonarsi ad un padrone che è felice mentre i suoi subordinati soffrono? I miei primi pensieri sono stati di ritirarmi prima che la mia stessa sofferenza diventasse la mia prigione. Mi lamentavo e gridavo: “Perché i devoti di Dio devono soffrire se il Loro Signore è l’origine di tutti i piaceri?”.
Ieri ero sommerso da ogni genere di dubbi. Ho dubitato del Tuo amore. Come puoi Tu, la personificazione dell’amore, lasciare che io sperimenti questa sofferenza straziante? Ho dubitato della Tua esistenza poiché tolleravi la mia rabbia e i miei insulti, che Ti sfidavano a mostrarti e ad abbracciarmi con il Tuo darshan, o a colpirmi con il Tuo chakra. Ma Tu non mi hai abbracciato né mi hai colpito. Amareggiato, strillavo perché Tu facessi qualcosa. Dopo tutto, perché dovrei tentare di darti tutto ciò che ho se Tu non accetti né apprezzi le mie offerte? Ho deciso di scappare via da Te più veloce che potevo. Dovevo trovare felicità, amore, sicurezza, amicizia. Ho iniziato a pianificare a riguardo di ciò che avrei fatto, dove sarei andato e chi avrei frequentato.
Con mia sorpresa mi sono reso conto che non c’era niente che volevo fare tranne glorificarTi; non volevo andare in nessun posto in cui Tu non fossi adorato; non volevo frequentare nessuno che non volesse condividere con me le narrazioni dei Tuoi giochi divini. Ora sì che ho urlato, più forte che mai. Che cosa potevo fare? Non potevo lasciarTi, ma nemmeno potevo stare con Te. Ho strillato forte e a lungo, poi mi sono svegliato e ho capito che da sempre stavo sognando, in uno stato di autocommiserazione, di solitudine e di insicurezza.
Svegliandomi, ho potuto apprezzare la Tua amorosa guida nel mio stato di dormiente. Stavi tollerando la mia ignoranza e le mie illusioni, aspettando gentilmente che mi togliessi di dosso tutte le coperture, che mi alzassi e mi unissi a Te per svegliare gli altri. Mio caro Signore Syama, ieri ero così imbarazzato e avevo tanta paura. Il mio sogno sembrava troppo reale! Poi Ti ho sentito dire: “Addormentato o sveglio, tu sei il Mio amato figlio”, ma poi hai detto anche: “Come riceverai il Mio amore se rimani coperto e addormentato?” Immediatamente mi sono alzato, ho buttato via le coperte e sono corso a raggiungere qualcuno che si era svegliato molto prima di me, implorando il servitore del Signore di tenermi vicino e di non farmi più riaddormentare.
Il servitore del Signore sorridendo si rivolse a me con queste parole: “Mio caro fratello, il Signore mi aveva chiesto di tenerti vigile e sveglio già prima che tu buttassi vie le coperte. Vedi, piccolo, il Signore ci ama tutti in maniera equanime. Lui non lascia mai un’anima priva di cure, non trascura nessuno, sia che riconosciamo la Sua esistenza oppure no. Lui è il nostro vero sostegno. Noi siamo molto fortunati, per questo dobbiamo fare la fortuna anche degli altri e svegliarli; alcuni non hanno neanche iniziato a sognare.” Ho guardato la mia guida e ho notato il suo aspetto. Aveva la bellezza, la compassione e la tolleranza del Signore. Mi sono inginocchiato e ho afferrato i suoi piedi, ringraziandolo di esistere. Ho provato ad esprimere il mio apprezzamento a parole ma, con la voce strozzata in gola, tutto quello che riuscii a tirare fuori fu: ” Sono un mendicante che ha trovato un vero amico”.
Tratto dal libro The Beggar (Bhakti Tirtha Swami)
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