ottobre 6, 2011 Il Thiruppâvai di Ândâl
Brani di un commento inedito di Sri T. Krishnamacharya
(Thiruppâvai, in Tamil, la lingua del Tamil Nadu, è una composizione poetica che ha il potere di condurre alla devozione. Thiruppâvai è un invito alle donne a dedicarsi alla devozione)
Poema 5 :
Krishna, l’inafferrabile figlio del fiume Yamuna, grande e puro, nel prospero Nord Mathura, era nato nella tribù Ayar ed era guardiano di giovenche. Brillava come una lampada accesa e aveva santificato il ventre della madre.
Se lo raggiungiamo dopo un bagno, pure di corpo e di mente, lo cospargiamo di fiori profumati e preghiamo Dâmodara (altro nome di Krishna), la grazia delle fanciulle che compiono fedelmente i rituali e cantano totalmente assorte nella lode di Krishna (avrà il seguente effetto): i danni, che derivano da azioni conscie o inconscie, saranno interamente bruciati come una paglia in un fuoco di gioia, per il passato, presente e futuro. Pregate, ascoltate e considerate, fanciulle.
In questo poema Ândâl risolve i dubbi che si insinuano nella mente del devoto : la devozione cancella i nostri errori, è dunque un errore interrompere le pratiche di devozione?
Ândâl non discute il peccato né consiglia alle ragazze di astenersi dal peccare. Ella dice che il peccato sarà cancellato come una paglia viene bruciata in un grande fuoco. Ella dice che se noi glorifichiamo il Signore Krishna e se il nostro pensiero è interamente concentrato su di lui e sul rispetto dei principi del Bhakti Yoga (pratiche di devozione), tutti gli errori da noi commessi saranno bruciati. Ella non condanna l’atto del peccare poiché nel corso di una vita umana è inevitabile.
Poiché Krishna nacque in una famiglia di mandriani Ândâl usa un esempio adatto. Dice che come il latte toglie sia la sete che la fame l’esperienza della felicità suprema cancella il peccato.
In secondo luogo, in questo poema dichiara che è facile avvicinare Krishna. In effetti egli si concede di lasciarsi affascinare (cospargiamolo di fiori profumati e seduciamolo col nostro fascino). Tra tutte le divinità Krishna è quella che più di tutti ama i fiori profumati, i dolci canti, il buon latte che appartengono ai guardiani di giovenche.
Dâmodara è un altro nome del Signore Krishna. Quando egli era bambino Yashoda, la sua nutrice lo legò ad un mortaio. Il fanciullo corse via, trascinando la pesante pietra e la corda cedette. Un pezzo della corda rimase intorno al suo ventre. Di lì viene il nome di Dâmodara : Dâma significa corda e udara addome.
Commento di Sri T. Krishnamacharya :
Nord Mathura non indica la regione del Nord del Mathura, sta invece a simboleggiare tutte le città sante dell’India che si ritiene Vishnu abbia visitato o abitato come per esempio Kanchipuram, Srirangam, Udipi, Guravayur, Varanasi, Prayag, ecc.… La tribù Ayar è una delle tribù di mandriani. Ândâl ricorda alle fanciulle che a differenza delle altre incarnazioni Sri Krishna non solo è nato in una famiglia di guardiani di giovenche, ma anche in un luogo dove i mandriani, illetterati e senza la minima istruzione, vivevano senza avere l’opportunità di essere iniziati ad una vita spirituale. La sua nascita permise a tutta la tribù di brillare di riflesso.
L’utero di una donna è considerato altrettanto sacro e santo della parte centrale di un mantra. Ciò che rende sacro un mantra è la sua parte centrale poiché il suo aspetto creativo è nascosto nella sua forma potenziale proprio come l’utero di una donna. Ândâl ricorda alle ragazze che proprio come il ventre di Yashoda fu santificato dalla nascita di Krishna, in tutte loro vi è un potenziale di sacralità racchiuso nel ventre di ciascuna.
Mio padre, Sri T. Krishnamacharya, era solito dire che non solo Dio era vicino alle donne ma era anche dentro di loro. Per questa ragione le donne non sono costrette a cercarlo, a differenza degli uomini. Le vie e i mezzi scelti dagli uomini per trovare Dio danno alle donne l’impressione che Egli sia più per gli uomini che per le donne. In questi poemi Ândâl parla dei 27 giorni di bagni sacri durante il mese di Mârgali (vedi Newsletter n°5) e dice che un voto pronunciato non può essere interrotto. Le fanciulle possono non essere in grado di rispettare il voto fatto poiché non è loro permesso bagnarsi nel fiume durante le mestruazioni, oppure quando vi sono ospiti in casa, oppure se impegnate nei preparativi per le festività. Poiché temono che un voto interrotto non sortisca i benefici che questo poema prevede, Ândâl rassicura le fanciulle precisando che quando il cuore e la mente sono assorbiti nel Signore gli errori – passati, presenti e futuri – verranno distrutti come una paglia nel fuoco. Nella prima parte del poema Ândâl svela le cinque qualità divine di Sri Krishna: indefinibile, onnipresente, benevolo, uguale con tutti e dotato di Grazia. Quando Devaki, imprigionata, diede alla luce Sri Krishna egli le si manifestò nella sua forma divina che rappresentava simbolicamente l’universalità: lo vide perciò con quattro braccia, tre delle sue mani reggevano rispettivamente la conca, il disco e la mazza (Panchajanya, Sudarshana e Gada) mentre la sua quarta mano offriva la sua protezione. Devaki si sentì colma di gioia per tale grazia ma pregò il fanciullo di abbandonare la sua forma universale e di riacquistare l’aspetto di un neonato normale. Dio è dunque sempre indefinibile e sempre nascosto. Anche se è nato sulle rive del fiume
Yamuna, è presente in tutto il Mathura sia a nord che a sud. E’ questa onnipresenza che rende tutti i templi dell’India sacri e santi quanto quelli del Mathura. Nell’incarnazione di Sri Rama, anteriore a quella di Sri Krishna, Rama stava per attraversare il fiume Yamuna in compagnia di sua moglie e di suo fratello Lakshmana. Il fiume Yamuna era così felice di essere toccata dai piedi di Sri Rama che uscì dagli argini per abbracciarlo. Sri Rama disse al fiume che poiché si era legato per la vita a una sola donna (e visto che Yamuna era di genere femminile) non l’avrebbe toccata. Tuttavia promise che, nel corso della sua futura incarnazione sarebbe nato sulle sue rive e sarebbe stato perciò sempre vicino a lei. Ottemperando a questa promessa Sri Krishna nacque sulle rive di Yamuna che era, oltre a tutto, il suo fiume preferito. Egli scelse di reincarnarsi in una tribù di mandriani per poter dimostrare al mondo che Dio è uguale per tutti e ama chiunque senza discriminazione alcuna. Infine Dio concede la Grazia con la sua presenza. E’ presente ovunque e ogni luogo su cui Egli posa il piede diventa sacro. La Grazia Divina è come la parte centrale di un mantra, così il parto è una Grazia poiché in ogni nascita è presente un’anima che altro non è se non una parte di Colui che tutto può. Ândâl sottolinea qui l’importanza della grande fortuna concessa alle donne che potendo ospitare delle anime nel loro corpo possono ospitare Dio dentro di sè.
- Lascia un commento
- Posted under Uncategorized

Lascia un commento