dicembre 12, 2011 Meera Bai
Forse la donna più celebrata ed amata del medioevo indiano, Mirabai fu una poetessa mistica nata nel 1498.
Appartenente all’aristocrazia Rajput della regione di Ajmer, Mirabai sposò giovanissima il principe Bhoj Raj della antica dinastia del Mewar, che morì tre anni dopo senza darle figli. La prassi dei regnanti Rajput prevedeva che le vedove di alto lignaggio seguissero il marito defunto sulla pira, nel rituale della Sati. Mirabai, che rimasta presto orfana di madre aveva manifestato un intenso amore per il dio Krishna sin dalla più tenera infanzia, si ribellò alla consuetudine, considerandosi nel suo intimo sposa del Dio molto più che del marito morto, e si dedicò alla frequentazione di mistici, sadhu e guru, attività considerata allora altamente scandalosa per una donna. La storia della sua vita è infatti piena di leggende che ruotano intorno alla sua sfida di partire e peregrinare, alla sua sopravvivenza miracolosa ed ai tentativi della famiglia di perseguitarla ed ucciderla.
Le sue pratiche devozionali di tipo estatico, influenzate dalla appartenenza al movimento Bhakti di parte della sua famiglia di origine, divennero sempre più intense e la sua fama cominciò a diffondersi tra tutti i gruppi sociali e le caste. Probabilmente fu verso i suoi 30 anni che Mirabai intraprese la vita errante nei luoghi cari alla memoria di Krishna, le città di Vrindavan e Mathura, dove folle di fedeli si riunivano per ascoltare il suo canto e i suoi poemi. Spese i suoi ultimi giorni a Dwarka, in Gujarat, dove secondo la tradizione Krishna aveva vissuto i suoi ultimi anni. Dice la leggenda che Mirabai terminò la sua vita fondendosi con l’amata divinità racchiusa nel tempio della cittadina. Il suo sari fu rinvenuto avvolto all’idolo e il suo corpo non fu mai trovato.
Le poesie di Mirabai riflettono l’amore per Krishna espresso secondo i canoni della poesia d’amore indiana del tempo: il lessico e le immagini utilizzate nel suo canto mistico sono infatti le stesse della poesia d’amore profano. Tutti i suoi poemi sono dedicati a Krishna, suo unico amore. Credeva di essere stata, nella sua vita precedente una delle numerose Gopi di Vrindavan, le pastorelle che, secondo la narrazione tradizionale, innamorate di Krishna erano in continua ricerca di unione spirituale e fisica con lui. I suoi scritti sono allo stesso tempo spirituali e sensuali ed in questi Krishna è l’unico oggetto del desiderio; l’aspetto affettivo diviene nelle parole di Mirabai talmente forte da far svanire il senso tradizionale di Moksha come liberazione, presentando Bhakti, la devozione d’amore, come l’obiettivo in sè, il fine supremo per il quale conta solo l’amore realizzato.
La collezione dei suoi canti è detta Padavali, collana di canti, secondo il termine utilizzato al tempo per brevi canti spirituali, Pada, e sono composti in versi semplici con ritornello. I canti di MiraBai, molto popolari, sono scritti nel dialetto marwari del Rajasthan, ma sono stati generalmente alterati e trasformati nella Hindi della zona di Vrindavan.
Sono accompagnati da una dolce melodia caratteristica di questi canti di devozione e la semplice fede e l’evidente brama dell’unione con il sommo Dio sono espresse nelle sue liriche nel modo più convincente.
Un tale amore
non lo devi lasciar sfuggire mai.
devi dargli tutto – corpo
cuore, ricchezza – devi farlo
abitare dentro di te,
e guardando nel suo viso devi bere
la felicità dai suoi occhi,
e farlo diventare come vuole,
e sia segno di una tua
fortuna impareggiabile.
Loto senz’acqua, notte senza luna,
Senza di Te la vita è senza senso.
Passo la notte sempre più turbata,
Questa Tua assenza m’accorcia la vita.
Di giorno non ho fame, la notte sonno,
La bocca non sa esprimer tanta pena:
Con chi parlare? Nessuno più m’ascolta.
Vieni, ritorna, estingui questo fuoco.
Signore interno, perché così mi schianti?
Vieni e dal dolore liberami per sempre.
Fui Tua serva per tante vite anteriori,
Solo Te amo, Amore, divino Amante.
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